Il Daily Telegraph ha pubblicato una inchiesta a firma di Christopher Booker e Richard North lo scorso 20 dicembre 2009 che riguarda Rajendra Pachauri (foto), ovvero l’uomo che sta costringendo il pianeta a tirare la cinghia per via del clima. L’ex ingegnere ferroviario Pachauri è infatti Presidente dell’IPCC (la commissione Onu sui cambiamenti climatici) e principale ispiratore del recente vertice di Copenaghen.
La dettagliata inchiesta punta il dito su un conflitto di interessi, un intreccio mondiale di affari i cui galattici guadagni in termini di migliaia di miliardi di dollari dipendono dalle politiche suggerite dall’IPCC. Si parla di banche, aziende dell’energia, fondi di investimento implicati nel mercato, in vorticosa crescita, delle emissioni e delle c.d. tecnologie sostenibili. E Pachauri è direttore o consigliere in almeno una ventina di enti leader in quella che ormai è una vera e propria industria del clima.
La vicenda viene a galla il 15 dicembre 2009, quando una lettera aperta viene consegnata a tutte le delegazioni nazionali presenti a Copenhagen e allo stesso Pachauri. Firmata dal senatore australiano Stephen Fielding e dal britannico lord Christopher Monckton, due “scettici del clima” di tutto rispetto date le loro entrature politiche (anche a Washington). Nella lettera, oltre a mettere in dubbio l’onestà scientifica del rapporto 2007 dell’IPCC, si chiede l’allontanamento di Pachauri per palese conflitto di interessi. Egli è infatti direttore generale del TERI (The energy research institute) di Delhi, nato dal TATA Group, massimo impero affaristico indiano (acciaio, auto, energia, chimica, telecomunicazioni, assicurazioni; possiede anche la principale acciaieria inglese, nonché Jaguar e Land Rover). Il TATA ha peso anche politico in India, tant’è che lo spazio per le sue miniere di ferro e acciaierie è stato trovato sloggiando centinaia di migliaia di tribali dell’Orissia e dello Jatkhand. Sarà un caso, ma i pogrom induisti contro i cristiani sono avvenuti proprio da quelle parti (il cristianesimo si diffonde a macchia d’olio proprio fra i tribali, l’ultimo gradino della società indiana; si tratta di gente che, grazie alle scuole cristiane, ha imparato a difendere i propri diritti, cosa che disturba non poco quanti erano abituati da sempre a sfruttarli).
Pachauri, che oggi lotta contro i combustibili fossili, fino al 2003 era direttore dell’immane India Oil; due anni dopo fondava la texana GloriOil, specializzata nello spremere fino all’ultima goccia pozzi petroliferi dati per esauriti.
Nel 1997 diventa uno dei vicepresidenti dell’IPCC e la TERI comincia ad allargarsi alle tecnologie rinnovabili/sostenibili, mentre il TATA Group investe nell’eolico. La TERI ha filiali in tutto il mondo. Il ramo europeo, via Londra, porta avanti un progetto sulle bioenergie finanziato dalla Ue. Un altro progetto studia il modo in cui le assicurazioni indiane (tra cui la Tata) possano trarre profitto dai rischi legati ai cambiamenti climatici. Pachauri presiede anche una non-profit (sede a Washington, a metà strada tra Casa Bianca e Campidoglio) il cui scopo dichiarato è fare lobbying riguardo alle decisioni sui problemi energetici e ambientali del terzomondo; finanziatori: Onu, governo Usa e suoi appaltatori della difesa, Amoco (petrolio), Monsanto (ogm), Wwf (la cui cassa è riempita anche dalla Ue), eccetera.
Ancora: la TATA indiana fa affari col c.d. “carbon trading” (mercato mondiale compravendita diritti di emissioni CO2), gran parte del quale è gestito dall’Onu ai sensi del famigerato Protocollo di Kyoto. E Pachauri fa parte del Consiglio della Borsa del Clima di Chicago, la maggiore borsa di scambi di diritti di emissioni.
Dal 2007 siede anche in Consiglio della Siderian, sede a San Francisco, specializzata in “tecnologie sostenibili”. Nel 2008 eccolo nel Consiglio per l’energia rinnovabile e sostenibile del Credit Suisse e della Rockefeller Foundation.
Ma non è finita: entra nel Consiglio della Banca Nordic Glitnir quando questa lancia un Fondo per il Futuro Sostenibile; diventa presidente del Fondo per le infrastrutture sostenibili dell’Indonesia, direttore dell’International risk governance council di Ginevra che promuove le “bio-energie”; nel 2009 è “consigliere strategico del Fondo di investimenti Pegasus (New York) nonché presidente del Consiglio dell’Asian development bank.
Tutto qui? Macché. Capo dell’Istituto per il clima e l’energia dell’Università di Yale, membro del Consiglio sul cambiamento climatico della Deutsche Bank, direttore dell’Istituto giapponese per le Strategie globali sull’ambiente. Fino a poco tempo fa era pure consigliere della Toyota e delle ferrovie francesi. In India è, naturalmente, una star: occupa posizioni accademiche (ventidue libri al suo attivo) e in vari organismi governativi, tra cui la Consulta economica del premier. Poi, a Copenhagen, a bacchettare gli occidentali: più aiuti affinché i Paesi in via di sviluppo come l’India prendano la via “ecologica”.
E, come sappiamo, (Sunday Times, 13 dicembre 2009), la Tata indiana trasferisce una bella fetta di produzione in Orissa, guadagnando miliardi in “crediti alle emissioni” (da vendere a quei Paesi sviluppati che ne abbisognano per “coprire” ciò che “emettono” oltre il limite previsto dagli accordi internazionali.
Pachauri, nelle sue conferenze danesi, ha invitato a limitare i consumi di carne (gli animali “emettono” flatulenze al metano, compresi i 400 milioni di vacche sacre indiane), ad abolire il ghiaccio nei ristoranti e tassare (tramite contatore) l’aria condizionata nelle stanze d’albergo.
Ci si chiede: quant’è lo stipendio complessivo di Pachauri? Non si sa.
Tace l’Onu, tace la Teri e pure la Tata. Ovviamente, la domanda numero uno rimane quella relativa al rapporto intercorrente tra tutte le sue cariche ed il ruolo di spicco nell’IPCC. Già, perché la Teri è anche in lizza per un succoso appalto: il Kuwait ha da rimediare ai disastri inferti da Saddam nel 1991 ai campi petroliferi. Il costo è a carico dell’Onu, che già due volte ha firmato contratti con la Teri. La quale è anche partner della Ue in una dozzina di progetti miranti a contenere quel “riscaldamento globale” predetto dal solito IPCC.
(parte tratta da “il Giornale” di giovedì 7 gennaio 2009 a firma di Rino Cammilleri)
Ricerca effettuata dal consigliere comunale Celestino Mazzon
sabato 9 gennaio 2010
lunedì 4 gennaio 2010
RISCALDAMENTO GLOBALE: perché non decolla il Protocollo di Kyoto
150
il pianeta non si sta riscaldando da 150 anni come sostengono gli ambientalisti, ma da ben 400 anni
6.000
il pianeta fu più caldo di oggi in passato (ad esempio 6.000 anni fa e 1.000 anni fa). E' la riprova che l'uomo è "innocente"
31.000
Il numero degli scienziati che contestano i risultati a cui sono giunti gli studiosi finanziati dalla Fondazione Al Gore
700
Le pagine che compongono il rapporto "Climate change reconsidered" (Heartland Institute editore, 2009)
il pianeta non si sta riscaldando da 150 anni come sostengono gli ambientalisti, ma da ben 400 anni
6.000
il pianeta fu più caldo di oggi in passato (ad esempio 6.000 anni fa e 1.000 anni fa). E' la riprova che l'uomo è "innocente"
31.000
Il numero degli scienziati che contestano i risultati a cui sono giunti gli studiosi finanziati dalla Fondazione Al Gore
700
Le pagine che compongono il rapporto "Climate change reconsidered" (Heartland Institute editore, 2009)
giovedì 24 dicembre 2009
A proposito di INCENERITORI
Ormai sono parecchi anni che Unindustria di Treviso sta spingendo nei confronti della Regione Veneto per la realizzazione di due inceneritori a Silea e a Bunisiolo di Mogliano Veneto, per una capacità di incenerimento di 250.000 + 250.000 tonnellate di rifiuti industriali non pericolosi.
Molte sono state, e continuano ad essere percorse, le iniziative dei cittadini contro l'approvazione e la realizzazione dei due inceneritori, convinti dei danni che la loro attivazione potrà produrre nei territori sui quali sono previste le ricadute dirette ed indirette.
Ci sono, però, due buoni motivi per bocciare l'iniziativa di Unindustria di Treviso:
Molte sono state, e continuano ad essere percorse, le iniziative dei cittadini contro l'approvazione e la realizzazione dei due inceneritori, convinti dei danni che la loro attivazione potrà produrre nei territori sui quali sono previste le ricadute dirette ed indirette.
Ci sono, però, due buoni motivi per bocciare l'iniziativa di Unindustria di Treviso:
- Nelle Province di Venezia, Treviso e Belluno è stata dimostrata una produzione di rifiuti industriali pari a 560.000 tonn. Se a questo quantitativo togliamo 284.000 tonn. circa di materiale di fardaggio (pallets=legno) e 173.000 tonn. circa di residui di lavorazione del legno (questo materiale è richiesto da circa 300 aziende del Trevigiano per la ri-lavorazione), restano circa 85.000 tonn. che rappresentano il tot per l'incenerimento. Perché allora due inceneritori da 250.000 tonn. cadauno?
- Il secondo motivo che mi tranquillizza - molto più delle iniziative promosse dai Comuni, tra i quali anche Quarto d'Altino, sui cui territori potrebbe insistere un futuro danno ambientale e che stanno spendendo denaro dei cittadini per consulenze e pareri di esperti - è rappresentato dalla risoluzione n. 26 della 71° seduta pubblica del Consiglio regionale del 22 febbraio 2007, presentata dalla Lega Nord (Caner e Manzato) e votata a maggioranza dei consiglieri regionali (28 voti a favore della risoluzione, 16 contrari, 1 astenuto). La citata risoluzione prevede: a) che sia il Consiglio regionale e non la Giunta ad approvare eventuali impianti di termovalorizzazione per lo smaltimento dei rifiuti speciali o industriali; b) che venga predisposto un Piano per lo smaltimento di detti rifiuti e che questo Piano contenga elementi fondamentali, quali le quantità e le qualità dei rifiuti prodotti nel territorio, l'indicazione delle metodologie e degli obiettivi per la riduzione alla fonte dei rifiuti speciali, l'individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti. Infine, il Consiglio regionale ha imposto alla Giunta il veto a qualsiasi autorizzazione per la realizzazione di impianti, quali quelli proposti da Unindustria di Treviso.
venerdì 4 dicembre 2009
MOSCHEE in cambio di Chiese
È capitato nel Consiglio comunale del 30 novembre scorso, in occasione di un ordine del giorno presentato dal sottoscritto, che richiamava l’attenzione sul diritto di esporre i crocifissi nelle aule scolastiche (anche in relazione alla recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo), ritenendolo, personalmente, un atto di civiltà. Apriti cielo! Sono piovute dalla maggioranza le peggiori critiche miste al solito “cristiano odio” che i nostrani catto-comunisti sono abituati a seminare nei confronti degli avversari politici: razzista! Demagogo!
Premesso che essere insultato da questi per me è motivo di orgoglio, essendo il sottoscritto favorevole all’immigrazione, ma quella che rispetta le regole del paese che la ospita e mostri veramente la volontà di integrarsi. Dei mille circa residenti a Quarto d’Altino, quanti sono veramente integrati? Dimostratelo!
È’ stato detto: libertà di religione. La tabella che segue è la controprova.
Insomma, il crocifisso spaventa i bambini stranieri, i cui genitori magari sono di altra confessione religiosa, li turba, fagocita le loro menti. Molte volte mi sono domandato: chi contribuisce di più allo sviluppo cognitivo dei bambini delle elementari: il crocifisso o certi discorsi pronunciati (magari ossessivamente e ripetutamente) dai loro insegnanti? Qualche dubbio è legittimo averlo. In altre parole devo rinunciare ai miei convincimenti, ai miei simboli, ai miei principi per compiacere a chi (straniero) viene a casa mia e pretende di imporre i propri simboli. Accoglienza si, ma senza svendere ciò in cui credo.
Premesso che essere insultato da questi per me è motivo di orgoglio, essendo il sottoscritto favorevole all’immigrazione, ma quella che rispetta le regole del paese che la ospita e mostri veramente la volontà di integrarsi. Dei mille circa residenti a Quarto d’Altino, quanti sono veramente integrati? Dimostratelo!
È’ stato detto: libertà di religione. La tabella che segue è la controprova.
Insomma, il crocifisso spaventa i bambini stranieri, i cui genitori magari sono di altra confessione religiosa, li turba, fagocita le loro menti. Molte volte mi sono domandato: chi contribuisce di più allo sviluppo cognitivo dei bambini delle elementari: il crocifisso o certi discorsi pronunciati (magari ossessivamente e ripetutamente) dai loro insegnanti? Qualche dubbio è legittimo averlo. In altre parole devo rinunciare ai miei convincimenti, ai miei simboli, ai miei principi per compiacere a chi (straniero) viene a casa mia e pretende di imporre i propri simboli. Accoglienza si, ma senza svendere ciò in cui credo.
giovedì 3 dicembre 2009
AMIANTO ... storia infinita
Molti si stanno chiedendo il perché dei ritardi per l’eliminazione dell’amianto dal magazzino (ex essiccatoio) di fronte all’Azienda agricola “Le Tresse”, interessato dal Piano di Recupero (PIRUEA) “La Conca” a Portegrandi. Ed è comprensibile la preoccupazione dei residenti per le conseguenze sanitarie che possono derivare dalla mancata bonifica dell’area, in conseguenza del continuo degrado che la struttura subisce.
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