sabato 24 marzo 2012

LIBERATECI DAI PROFESSORI

Che serve conquistare una laurea in economia se i professori sono quelli che occupano le sedie del Governo italiano. Nominati per sollevare l'economia nazionale ci hanno rifilato una montagna di tasse (57 per la precisione in pochi giorni di governo), portando la pressione fiscale reale nel 2012, tra il 52-53%, e nel 2013 e 2014, tra il 53-54%, (fonte CGIA di Mestre), la più alta al mondo e innalzando il debito pubblico alla cifra record (anch'esso assoluto) di 1.935.829 milioni di euro.

Così, se nel precedente Governo sette milioni di famiglie disponevano di risorse per tre settimane, anziché un mese intero, ora come faranno?

E pensare che l'82% delle entrate tributarie provengono dalle buste paga dei dipendenti e dei pensionati. In 100 giorni i nostri professori accademici hanno imposto al Parlamento 12 decreti-legge con il regime del voto di fiducia, senza cioè la possibilità di modificarne una virgola da parte dei deputati e senatori (qualcuno sosteneva che i decreti legge del Governo dovevano rappresentare l'urgenza e la necessità di un provvedimento indispensabile ed inderogabile).

Ieri, però, si è aperto uno spiraglio di democrazia per la presentazione alla discussione in Parlamento del decreto legge di riforma del lavoro, con la formula del "salvo intese". Un decreto che non porta alcuna novità fondamentale, anzi peggiora le già complicate norme dell'articolo 18 del Codice del Lavoro (legge 300/1970).

Ma siamo confortati dallo sponsor di Monti: il Presidente della Repubblica "il dodicesimo uomo in campo, dopo essersi tolto la maglia dell'arbitro". Dice il Presidente a proposito della riforma del lavoro: NOI andremo ad una discussione in Parlamento dove si confronteranno preoccupazioni e proposte. Ma sono convinto che si arriverà ad un risultato del quale si potranno riconoscere i meriti e le validità ... non credo che NOI stiamo per aprire le porte ad una valanga di licenziamenti facili sulla base dell'articolo 18". Se permane questa pressione fiscale, l'Italia non uscirà dalla crisi se non saranno incentivati i consumi, calerà la produzione industriale, e le aziende chiuderanno in barba all'articolo 18. Lo capisce anche un bambino che per rilanciare il mercato bisogna ridurre il costo del lavoro (per attrarre gli investimenti e l'occupazione), bisogna ridurre la pressione fiscale (almeno di 20 punti) se vogliamo che tutti amino le tasse. E' necessario ridurre la spesa pubblica. Come? attraverso l'introduzione del FEDERALISMO, eliminando gli enti inutili e doppi, dimezzando i parlamentari, razionalizzando e sburocratizzando la macchina pubblica. Inoltre, c'è la necessità di introdurre la moralizzazione delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni. Non è possibile, per esempio, che la Sicilia abbia bisogno di 25.000 dipendenti e la Lombardia riesca egregiamente ad essere governata con soli 3.000 dipendenti.

Che il Governo Monti sia esasperatamente romanocentrico lo dimostra un recente provvedimento che ha ratificato la Carta europea delle lingue regionali e minoritarie, provvedimento che autorizza l'insegnamento nelle scuole italiane delle lingue regionali, quali: il sardo, il friulano, il ladino, l'occitano, il francese, il franco-provenzale, il croato, lo sloveno, il greco, il germanico, il catalano, l'albanese. Noi VENETI (figli della Serenissima Repubblica) siamo dei cretini; siamo la solita vacca da mungere di tasse, ma anche buona dimora per i soggiorni obbligati dei mafiosi.

Per favore, liberateci dai professori! ridateci il voto!

martedì 21 febbraio 2012

PERCHE' L'UNIONE EUROPEA ODIA L'UNGHERIA?

Negli ultimi tempi l'Ungheria è nel mirino dell'Unione Europea, tacciata di essere dominata da un regime fascista. L'Ungheria appartiene ai 27 Paesi che aderiscono alla UE, pur non adottando la moneta unica (infatti resta fedele alla propria moneta nazionale, il fiorino); ha un debito pubblico pari all'80% del PIL ed è governata da Viktor Urban, la cui maggioranza cattolica di centrodestra ha stravinto le elezioni del 2010 con il 52,7%.

La "Fondazione Cristoforo Colombo per le libertà" ha pubblicato un dossier per controbattere alle critiche della UE (che ha definito "dittatura" il regime magiaro), solo per il fatto che il governo Orban ha modificato la legge elettorale (possibilità concessa ai cittadini ungheresi di votare anche se non residenti in Ungheria - come avviene in 24 su 27 Paesi UE). Il motivo più grave è la nuova Costituzione, operativa da inizio 2012. Essa sostituisce la vecchia Carta datata 1949, approvata dal regime comunista di allora. Perché non piace alla sinistra? Il Governo magiaro, sovrano e votato dagli ungheresi, ha inserito nella nuova Carta i riferimenti a una base di valori cristiani senza i quali non hanno senso né l'appartenenza alla civiltà europea, né quel rispetto delle persone a cui la stessa UE dice di appellarsi. All'articolo 1 menziona "l'istituto del matrimonio quale comunità di vita tra uomo e donna, stabilita con decisione volontaria, nonché la famiglia come base per la sopravvivenza della Nazione". E l'articolo 2 sancisce che "la vita del feto va difesa fin dal concepimento".

Lo scandalo maggiore è sapere che i 27 Paesi UE non hanno avuto la forza di inserire nella Carta fondamentale europea alcun riferimento alle radici cristiane dei popoli occidentali, lasciando spazio all'invasione islamica e alle rivendicazioni coraniche.

Bene ha fatto l'Ungheria a rivendicare le proprie radici cristiane.

sabato 7 gennaio 2012

LA VERITA' SULL'IMMIGRAZIONE

La notizia secondo cui il Governo Monti & Co. vogliono abolire l'imposta (voluta dal Governo Berlusconi e dalla Lega) che gli stranieri in Italia dovrebbero pagare per ottenere il permesso di soggiorno ha fatto molto scalpore tra l'opinione pubblica. Accolta con entusiasmo dalla sinistra, tradizionalmente intesa, e alla CEI (Conferenza Episcopale Italiana). Ma quanti stranieri sono presenti nel nostro Paese? Caritas-Migrantes, nel XXI Rapporto sull'immigrazione 2011, stima 4.570.317 stranieri regolari (pari al 5,7% della popolazione italiana, con un incremento di 335.258 unità rispetto al 2010), concentrati principalmente in Lombardia (23,3%), in Veneto (11,7%), in Lazio (11,6%), in Emilia Romagna (10,8%), in Piemonte (9%), in Toscana (8%) e, con percentuali minori, in tutte le altre regioni.

La stessa Organizzazione stima in oltre 500.000 gli stranieri irregolari. Tutti sappiamo che il numero di "clandestini" sono in numero assai maggiore ed è corretto pensare ad una cifra pari a circa 6 milioni di persone straniere tra regolari ed irregolari. Secondo lo stesso Rapporto, gli iscritti a scuola nell'anno scolastico 2010-2011 corrispondono a 709.826 unità (7,9% della popolazione studentesca); 228.540 sono i piccoli imprenditori e circa 2 milioni sono i lavoratori che versano complessivamente oltre 7 miliardi/anno di contributi previdenziali. Quindi una ricchezza per il nostro Paese, perché si occupano dell'assistenza alle famiglie, agli anziani e agli ammalati e sta pagando duramente la crisi in termini di disoccupazione, malgrado renda più di quanto costi alle casse dello Stato.

Ad una attenta analisi, le uscite per la popolazione straniera risultano di gran lunga superiori, tanto da essere paragonate a due finanziarie tremontine. Vengono dichiarati 2,8 miliardi per la spesa sanitaria; è credibile che per una spesa sanitaria complessiva di 106 miliardi solo il 2,7% sia stato speso per quasi l'11% della popolazione straniera? Le stime più accreditate parlano di circa 10 miliardi (tra regolari e clandestini). La spesa scolastica, secondo Caritas-Migrantes ammonta a 2,8 miliardi per gli stranieri e cioé il 4,5% della spesa complessiva dell'Istruzione (57 miliardi), quando questi rappresentano il 7,5% della popolazione scolastica. E' più corretto indicare una spesa di circa 4,3 miliardi. Sempre secondo l'organizzazione caritatevole la spesa carceraria ammonta a 2 miliardi circa. In realtà il Ministero della Giustizia spende ogni anno, a tale titolo, quasi 8 miliardi. A fronte di una popolazione carceraria straniera, pari al 36,3% (quasi 25.000 carcerati stranieri), la spesa più corretta dovrebbe salire a 2,7 miliardi. Si risolverebbe il sovraffolamento delle carceri se si rimandassero nei loro paesi d'origine. A questa somma dovrebbe aggiungersi tutte le spese per carabinieri e gli organi di polizia implicati nella gestione. Si dichiara, inoltre, una spesa di 1 miliardo per le pensioni (294.025 percettori). Bisogna aggiungere, senza entrare nel dettaglio economico, le spese per assegni familiari, sussidi ai disoccupati, ai cassaintegrati, alla spesa sociale dei comuni, alla spesa per l'edilizia pubblica, alle operazioni di vigilanza e di polizia, agli sgomberi degli abusivi, al lavoro della Guardia costiera, agli effetti nefasti sul valore degli immobili nei quartieri occupati dagli stranieri, alla gestione dei centri di assistenza ed espulsione, ecc.. La cifra spesa per i rifugiati politici è pari a 1,7 miliardi/anno. Infine, secondo l'Eurispes, gli immigrati regolari in Italia avrebbero trasferito, nel 2007, rimesse verso i loro paesi d'origine circa 6 miliardi, anche se la banca mondiale stima l'ammontare del reale trasferimento ad almeno il doppio. Dunque, pochi euro restano in Italia.

L'immigrazione è una risorsa sostengono in molti, in realtà lo Stato, secondo stime prudenti, paga una cifra vicina ai 35 miliardi, a fronte di circa 7 miliardi di contributi previdenziali versati dagli stranieri regolari.

Il contributo per il permesso di soggiorno in discussione si differenzia per la durata; lo straniero versa una somma di 80 euro per una durata del permesso da 3 a 12 mesi, 100 euro da 12 a 24 mesi e 200 euro per un lungo periodo. A queste somme va aggiunto un ulteriore contributo di 27,5 euro per le spese relative al documento elettronico. Sono esclusi dal pagamento i minori regolarmente presenti sul territorio nazionale, i cittadini stranieri che entrano in Italia per ricevere cure mediche e i richiedenti asilo politico. Il contributo per il permesso di soggiorno agli stranieri è esteso a quasi tutti i Paesi della UE, con importi di gran lunga superiori a quelli italiani, per disincentivare l'immigrazione sui propri territori.

I nuovi ministri dal cuore d'oro stanno spremendo famiglie e lavoratori italiani con decine di balzelli, ma pensano di abolire l'imposta che gli stranieri dovrebbero pagare per il permesso di soggiorno, adducendo il fatto che la "crisi colpisce anche loro". Si volge lo sguardo da una parte (giusto e comprensibile), ma si dimentica che i nostri pensionati devono fare i conti con l'ennesima riforma previdenziale, i cassaintegrati, i lavoratori in mobilità o addirittura licenziati che devono fare i conti con le nuove tasse, con il rincaro delle bollette. Cosa dovrebbero dire i piccoli imprenditori che sbattono la testa ogni giorno contro la babele di carte e bolli e si trovano una concorrenza sleale degli stranieri, senza che lo Stato intervenga?

Siamo davvero degli straccioni, che meritano solo di essere bastonati.

venerdì 6 gennaio 2012

IL FEDERALISMO CHE NON VERRA'

Lo Stato unitario non è in grado di affrontare e di soddisfare i suoi compiti. Questo è dimostrato anche dai troppi decreti che il Governo è costretto ad emanare su questioni delicate, appunto, perché i partiti non riescono a trovare soluzioni parlamentari. Ciò dipende anche da:



  1. assenza di una nazione unitaria per effetto dell'esistenza di regioni autonome a statuto speciale (oggi non più giustificabile);


  2. troppe sono le diseguaglianze economiche tra le regioni del nord e quelle del sud;


  3. troppo distanti sono le culture antropologiche tra nord e sud (questo è un atteggiamento non razionale che fa dire a chi appena sente parlare di federalismo: "E' un male");


  4. "Coloro i quali ritengono che esistono dei limiti nella mutabilità di parti determinate della Costituzione non trovano nessun fondamento per le loro idee nella ragione e nel buon senso" ... infatti "la Costituzione repubblicana non deve essere considerata qualcosa da fare una volta per sempre e poi fermi tutti; dovremo abituarci all'idea di un suo cambiamento continuo, progressivo. Essa fissa per un tempo determinato certe norme fino al momento in cui non si decide di cambiarle" (Gianfranco Miglio - Discorsi parlamentari 1992).

Spiace doverlo dire, ma quei partiti che sono stati premiati dal voto perché professavano il Federalismo hanno fallito la loro missione ed hanno piuttosto preferito affondare mani e piedi nella "Roma ladrona". Di fronte alla inadeguatezza dello Stato a garantire giustizia ed equità tra i cittadini (è sotto gli occhi di tutti l'isterismo vessatorio del Governo, che manca del sufficiente pudore di dare il buon esempio in fatto di moralità ed equità nelle misure economiche) eravamo ancorati alla buona idea del Federalismo proposta da Miglio e cioé quello di costruire le basi di un sistema politico alternativo allo stato nazionale, il quale sta diventando sempre più un "pozzo senza fondo", capace solo di ingrassare se stesso.


Costi standard, trasparenza, lotta al clientelismo (vero cancro del nostro sistema a tutti i livelli), lotta al potere per il potere, solidarietà e sussidiarietà reali, non demagogiche, smantellamento delle caste professionali e politiche (si sconfiggerebbe anche l'evasione), giustizia sociale, dovrebbero essere parti essenziali di un vangelo positivo per il Paese.


Constato, con amarezza, che questa classe politica incapace di promuovere il cambiamento, ha fallito la mission.


sabato 24 dicembre 2011

EQUITA' ... ma chi ti conosce?

EQUITA': "Virtù che consente l'attribuzione o il riconoscimento di ciò che spetta al singolo in base ad una interpretazione umana e non letterale della giustizia" (Devoto-Oli). Virtù che appartiene solo al terzo livello del ceto sociale, ovvero a chi è costretto a sopravvivere e chinare la testa di fronte ai molti soprusi, perpetrati magari in nome della salvezza della patria. Ma la salvezza passa solo attraverso "lacrime e sangue" dei soliti noti. Così, in nome dell'equità sociale, babbo natale ci porterà un bel sacco pieno di tasse: casa, stipendio, blocco sulle rivalutazioni delle pensioni, accise sui carburanti, aumento del canone TV, aumento a gennaio dei biglietti ed abbonamenti del 25% dei treni (che sembrano più carrozze trasporto bestiame, che passeggeri), luce, acqua e gas e soprattutto i generi di prima necessità per l'aumento dell'Iva, per l'aumento dei carburanti e del trasporto delle merci.



E' una catena senza fine!



Dall'altra parte della barricata, si festeggia! Non il Natale, ma il mantenimento dei sprechi della politica, dei previlegi, delle auto blu, dei vitalizi, dei viaggi, delle indennità, del magna-magna, dei doppi o tripli incarichi ben retribuiti, delle feste per i 150 anni dell'unità d'Italia (ma di quale Italia parlano?).



Ci hanno fregato le elezioni, hanno messo i professori a raddrizzare la nostra economia mettendoci la camicia di forza, con grande soddisfazione dei "corvi" che preannunciavano la caduta dello spread e l'inizio di una nuova vita nel segno dell'equità e della giustizia sociale e i "corvi" si sono messi a tavola con chi, di turno, comanda, stanchi forse di stare all'opposizione.



Ma ci sarà la fase due, ovvero nuovi sacrifici. Perchè per trovare risorse per il rilancio dell'economia dovranno raschiare la solita botte, mungere il solito bovino ... così arriverà carnevale e il popolo bue sarà occupato a spargere coriandoli e suonare la trombetta.



Chi ha goduto di questa crisi internazionale sono le banche, che, grazie al foraggiamento della BCE (maxi operazione di finanziamento anti-crisi per 40,44 miliardi di euro, al tasso dell'1% alle banche italiane) hanno sistemato i propri sprechi, ma in compenso chiedono tassi altissimi per chi si trova in difficoltà.



La Spagna, per superare la crisi, è andata alle elezioni politiche, ha annunciato una manovra "lacrime e sangue" ma senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Anzi, tagliando le tasse e snellendo la burocrazia. E lo spread è disceso in picchiata, senza professori! Come hanno fatto: 1) scure sulla spesa pubblica, 2) abolizione dei prepensionamenti, 3) riforma dell'amministrazione statale e regionale per evitare costosi doppioni e sovrapposizioni (questo è Federalismo), 4) congelamento del turn over per gli statali, 5) grande riformulazione del mercato del lavoro. Tutto questo condito con incentivi di 3.000,00 euro alle imprese che assumeranno giovani al primo impiego, sgravi ed agevolazioni per le piccole e medie imprese, diminuzioni delle imposte sul valore aggiunto sull'acquisto degli immobili. Le tasse creano recessione, non crescita. E con la contrazione del PIL la crisi non leva le tende e soprattutto le spread non scende. C'è qualcuno disposto a dirlo ai professoroni italiani?