venerdì 4 dicembre 2009

MOSCHEE in cambio di Chiese

È capitato nel Consiglio comunale del 30 novembre scorso, in occasione di un ordine del giorno presentato dal sottoscritto, che richiamava l’attenzione sul diritto di esporre i crocifissi nelle aule scolastiche (anche in relazione alla recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo), ritenendolo, personalmente, un atto di civiltà. Apriti cielo! Sono piovute dalla maggioranza le peggiori critiche miste al solito “cristiano odio” che i nostrani catto-comunisti sono abituati a seminare nei confronti degli avversari politici: razzista! Demagogo!
Premesso che essere insultato da questi per me è motivo di orgoglio, essendo il sottoscritto favorevole all’immigrazione, ma quella che rispetta le regole del paese che la ospita e mostri veramente la volontà di integrarsi. Dei mille circa residenti a Quarto d’Altino, quanti sono veramente integrati? Dimostratelo!
È’ stato detto: libertà di religione. La tabella che segue è la controprova.



Insomma, il crocifisso spaventa i bambini stranieri, i cui genitori magari sono di altra confessione religiosa, li turba, fagocita le loro menti. Molte volte mi sono domandato: chi contribuisce di più allo sviluppo cognitivo dei bambini delle elementari: il crocifisso o certi discorsi pronunciati (magari ossessivamente e ripetutamente) dai loro insegnanti? Qualche dubbio è legittimo averlo. In altre parole devo rinunciare ai miei convincimenti, ai miei simboli, ai miei principi per compiacere a chi (straniero) viene a casa mia e pretende di imporre i propri simboli. Accoglienza si, ma senza svendere ciò in cui credo.

giovedì 3 dicembre 2009

AMIANTO ... storia infinita

Molti si stanno chiedendo il perché dei ritardi per l’eliminazione dell’amianto dal magazzino (ex essiccatoio) di fronte all’Azienda agricola “Le Tresse”, interessato dal Piano di Recupero (PIRUEA) “La Conca” a Portegrandi. Ed è comprensibile la preoccupazione dei residenti per le conseguenze sanitarie che possono derivare dalla mancata bonifica dell’area, in conseguenza del continuo degrado che la struttura subisce.

mercoledì 4 novembre 2009

IL PONTE... dei desideri

Del ponte che collega Quarto d’Altino e “Musestre” sono piene le cronache. Infatti, molto si è detto e scritto, talvolta a sproposito.
Bisogna sgombrare il campo dalle nebbie e chiarire alcune cose:
1. il Ponte appartiene al Comune di Quarto d’Altino ed al Comune di Roncade (proprio così: metà appartiene a Roncade);
2. il tanto desiderato nuovo ponte da costruirsi accanto all’autostrada (in sostituzione dell’attuale) non si farà! (così si è espressa la Regione e le Autovie Venete).
In una delle ultime riunioni pubbliche, il Sindaco di Quarto d’Altino ha illustrato la “cartella clinica” del ponte (ovvero lo stato tecnico dello stesso) ed ha deciso che si dovrà procedere alla manutenzione, cambiando i due longaroni di acciaio laterali e la sistemazione dei gard-rail, che ridurranno la larghezza del ponte a 4,60 metri, ovvero, riducendo la larghezza naturale, tanto da creare – per certi versi – un senso unico alternato. Spesa prevista: 300/350.000 euro.
Vale la pena mantenere un ponte strategico di comunicazione tra due Comuni e tra due Province in queste condizioni precarie, se non è possibile ricorrere ad una concreta collocazione alternativa?
Non è meglio realizzare le condizioni per avere un ponte decente e definitivo con larghezza tale da consentire due sensi di marcia di dimensioni normali, spendendo qualcosa in più?
Oggi la tecnologia consente di intervenire in modo rapido ed efficace sia in materia dei cementi armati, che sulle strutture di acciaio, così come hanno fatto con il ponte ferroviario. Bisogna però promuovere un vero dialogo tra i Comuni, coinvolgendo le due Province e, se necessario, anche la Regione. Allo stato attuale, pare che il Sindaco di Quarto d’Altino non abbia le idee chiare, perché, autonomamente, ha inserito nel bilancio del Comune l’intera posta economica per la manutenzione e voglia procedere come ha deciso lui, incurante del fatto che lascerà in eredità disagi per le due comunità e un’opera incompleta e che costringerà, fra qualche anno, gli amministratori futuri a mettere mano ai portafogli dei cittadini per rifare il ponte.

Caro Sindaco, non vorrai mica essere ricordato in futuro per questa bufala?

giovedì 8 ottobre 2009

TASSA RIFIUTI: come farsi rimborsare l’IVA

Chi gode del servizio di asporto rifiuti nel nostro Comune avrà notato che sulle bollette-fatture che riceviamo dal gestore del servizio viene addebitata l’IVA. Grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale (n. 238 del 12 luglio 2009, depositata in Cancelleria il 24 luglio 2009) l’IVA non è dovuta. La Corte (si ricorda che è il massimo organo previsto dalla Costituzione, nei confronti del quale nessuno può opporsi) ha equiparato ciò che noi paghiamo per il servizio ad un tributo (tassa), non soggetto quindi all’applicazione dell’IVA. (sulle tasse non si paga l’IVA)
Quindi si apre la porta per chiedere il rimborso dell’IVA (sia sulla TARSU, che sulla TIA) indebitamente pagata e non dovuta e limita tale possibilità di recupero per gli ultimi 10 (dieci) anni, ovviamente per chi ha il titolo per farlo, ovvero per chi è in possesso delle relative fatture.
Cosa fare per recuperare l’IVA?
1. spedire due raccomandate con ricevuta di ritorno al Comune ed al Gestore del servizio (Veritas SpA), stampando il fac simile allegato, con le quali si chiede il rimborso dell’IVA per gli anni che siamo in grado di dimostrare con le fatture e per bloccare che sulle prossime fatture sia ancora corrisposta l’IVA;
2. aspettare 90 (novanta) giorni per la risposta dei due soggetti ai quali sono state indirizzate le richieste (non è detto che rispondano);
3. entro i successivi 60 giorni, di fronte al diniego o al silenzio, si può presentare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale. Detto ricorso si può farlo come singolo contribuente se il valore del rimborso risulti inferiore a 2.582,28 euro. Sopra questa cifra è necessaria l’assistenza di un legale.
Attenzione:
nella richiesta di rimborso bisognerà compilare uno specchietto (già inserito nel fac simile) dove segnare il numero della fattura e data, l’importo imponibile, ed infine l’importo dell’IVA al 10% di cui si chiede la restituzione;
come detto, la prescrizione è decennale e con l’invio delle raccomandate si interrompe il termine;
è possibile presentare la richiesta di rimborso fino al 24 luglio 2011. Se si effettua la richiesta entro quest’ultimo termine, ovviamente il rimborso partirà dal 2001. Chi effettuerà la richiesta entro il 2009, il rimborso decorrerà dal 1999;
oltre a riempire lo specchietto anzidetto, bisogna allegare copia delle fatture pagate, oppure copia dei bollettini postali pagati. La richiesta deve comunque essere corredata dalle relative pezze giustificative.

Veritas SpA fa sapere che fino a quando il Governo non emanerà una legge per applicare quanto la Corte Costituzionale ha stabilito, continuerà ad applicare l’IVA al 10% sui servizi che fatturerà.
(Fuori sacco: la Corte Costituzionale ha bocciato il Lodo Alfano che tutti conoscono: non è mica servita una legge per rendere esecutiva la sentenza).

mercoledì 30 settembre 2009

LIBERTA’ di informazione

Prendo volentieri un passo dell’editoriale di Vittorio Feltri, pubblicato sul “Giornale” di sabato 26 settembre scorso, che condivido pienamente: “... delinea la miserrima strategia in cui confida la sinistra caciarona per demolire la maggioranza ed il governo cui l’Italia deve la tenuta nonostante la crisi economica e finanziaria più devastante degli ultimi novant’anni. Una sinistra che non digerisce la cessione del timone ad altri e che si illude di riprenderselo con mezzi di fortuna. Ci ha provato con la mobilitazione di magistrati “vicini”, ci ha provato con il conflitto di interessi, ci ha provato rincorrendo ad un arsenale pornografico ( dimenticandosi le inchieste in Puglia a carico della sinistra) e ora, disperata e in totale mancanza di fantasia, ci prova con la libertà di stampa negata non si sa da chi. Una libertà di stampa scambiata per libertà di insolentire e di inventare storie surreali e usata al posto dell’olio di ricino. Falce e manganello: ecco i nuovi simboli degli ex comunisti ridotti alla fame di consensi e di posti.”
Cosa centra questo discorso con chi amministra Quarto d’Altino? Centra eccome!